Punto G.

Rivista giovanile di cultura e critica sociale



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Maggio 2003

Avviso

di andrea sperelli

Una canzone diceva: “Loro mi dicevano di stare zitto e buono/ Loro mi dicevano tranquillo cambia tono/Loro mi dicevano di non parlare con la bocca piena/ e camminare dritto bene retto con la schiena/Di non andare fuori tema e seguire lo schema/ oppure andare a letto senza cena/ di non creare un problema/ che non ne vale la pena/ di essere grato di essere nato nel lato del mondo che in fondo, in fondo è/ perfetto, perfetto, perfetto, perfetto come te Letizia”. C’è qualcosa di familiare in queste parole: il nostro non è un mondo perfetto. Anche il “Liceo Scientifico G. Galilei” non lo é.scacco
Questa non vuole essere una considerazione pessimistica, e tanto meno un ennesimo tentativo di dissuadere qualcuno. Quel qualcuno che potrebbe obiettare che il nostro caro Liceo, dopo il tradizionale giro di boa, ha spiegato le vele verso il traguardo e che nemmeno Alinghi riuscirà ad ostacolare la sua vittoria finale (quale vittoria poi?). Qui i conti non tornano (nonostante si operi in un liceo scientifico…): ci si chiede mai come lo studente viva le sue giornate all’interno di un’aula di scuola? Ci si chiede mai se l’operato dei professori segua i piani stabiliti ad inizio anno? Ci si chiede mai come i professori vivano l’esperienza scolastica assieme ai propri studenti? Una risposta c’è e senz’ombra di dubbio può lasciare sconcertati. I temi di discussione sarebbero tanti, ma il nostro Preside ci insegna a lasciar correre i piccoli disguidi che pian piano stanno facendo colar a picco la struttura burocratica del Liceo. E qui Lei ha ragione: sa quanti fegati partirebbero per la tangente di x/2? Troppa gente è in silenzio, troppo si lascia correre in questa società: il rischio evidente è quello della vittoria dei più forti sui più deboli. Perché tutto questo silenzio di fronte ad ignobili atteggiamenti all’interno di questo istituto? Non si vuole certamente giungere ad una inutile rivoluzione; la verità è diversa: bisogna affrontare la realtà quotidiana di questo Liceo con maggior nerbo, con iniziative finalizzate alla tutela dei diritti degli studenti e con una maggiore cooperazione tra il corpo docenti e gli studenti stessi. Lo studente non pretende di avere dei professori giovani, occhi azzurri e capelli biondi. Molti di loro, infatti, non rientrano in questa categoria. E queste esigenze, come già si è detto, non le richiede nemmeno lo studente. Basterebbe solo un minimo di partecipazione da parte di tutti. F. Savater, in “Politica per un figlio”, distingueva due modi di far parte dei gruppi sociali. “Si può appartenere al gruppo e ci si può partecipare. L’appartenenza al gruppo è contrassegnata da un affidamento incondizionato (o quasi) dell’individuo alla collettività; l’individuo si identifica con i suoi valori senza metterli in discussione e accettando di essere catalogato in base a questa appartenenza. […] La partecipazione, invece, è qualcosa che deriva molto di più da una scelta, dalla volontà: l’individuo prende parte a un gruppo perché gli va e finché gli va, non si sente obbligato alla lealtà e conserva una distanza critica sufficiente per decidere se gli conviene o no continuare a starci”. Vignetta prima paginaForse, quindi, lo studente (e assieme a lui la società in cui vive) deve andare oltre questi limitati orizzonti che lo catalogano semplicemente come un numero. Forse si chiede troppo, forse è il primo passo verso una società e una scuola migliore che favorisca concretamente, e non ideologicamente come finora è stato fatto, ogni singolo individuo. D’altronde come mai potrà “il mio amore essere limpido se è la mia nazione che l’inquina”(“Sulle labbra”, Afterhours)? Si arriverà mai a dire che vivremo in una realtà migliore se ognuno di noi non si impegna concretamente e quotidianamente, facendo sentire la propria opinione? Basterebbe solo un po’ di coraggio, umiltà e buon senso: forse tutto questo fa parte di un altro piccolo disguido?

Un consumo… “Critico”

di annalisa&francesca

Per noi abitanti di questa piccola e fortunata zona del mondo,acquistare beni di consumo è molto semplice,a volte gradevole tanto che quest’attività viene anche considerata un hobby o un modo per occupare il tempo. Il mercato ci da l’illusione di poter scegliere sempre il meglio per noi e per le nostre vite. In realtà questo è il nostro contributo doveroso alla società;ci viene chiesto di comprare e soprattutto di possedere.
Raramente l’acquirente si chiede ed è a conoscenza della genesi del prodotto che sta pagando. Spesso è abbagliato dallo scintillio delle confezioni ed è vittima del bombardamento pubblicitario e delle sue lusinghe .Quando un individuo sceglie di comprare un prodotto piuttosto che un altro,la sua scelta ha conseguenze politiche e sociali oltre che economiche,poiché potrebbe incentivare la produzione di multinazionali che non sempre adottano leali strategie di mercato e infrangono le regole stabilite dalle comunità internazionali.
Nel momento in cui un consumatore diviene consapevole della politica attuata dalle varie aziende riguardo le condizioni di lavoro dei dipendenti,il salario, il rispetto dell’ ambiente,l’appoggio di regimi repressivi,allora potrà orientare i propri acquisti verso un consumo più sano:il consumo critico.
I consumatori hanno un potere incredibile e potrebbero piegare le multinazionali che si arricchiscono sulle spalle e sulla miseria delle popolazioni del Terzo Mondo. Tuttavia i cambiamenti reali sono possibili solo se si crea una coordinazione a livello internazionale fra gli acquirenti e una maggiore sensibilizzazione riguardo il problema priva di giri di parole o di inutili omissioni di notizie.

Se saprai usare intelligentemente l’arma del boicottaggio, oltre che alla liberazione dei poveri, contribuirai alla creazione di un mondo più giusto. Ma devi sapere organizzare la resistenza! Non si tratta, infatti, di un’azione individuale, ma di un’azione collettiva. Non servono Don Chisciotte che vanno all’attacco dei mulini a vento: occorre un movimento.(…)
Per tornare a te, consumatore del Nord, sento la necessità di dirti un’ultima cosa: prendere coscienza della realtà, boicottare, è molto, ma non è ancora sufficiente. Devi anche cominciare a cambiare, a modificare il tuo stile di vita, a consumare di meno. Devi imparare a diventare più povero, ad accontentarti di avere di meno… per essere di più.
Padre Alex Zanotelli (fondatore “Beati costruttori di pace”)

Consumare criticamente vuol dire basare le proprie opzioni di consumatori sulle regole delle “quattro erre”:

  1. Riduzione: è fondamentale partire da un ripensamento della quantità di beni e risorse utilizzate. Risparmio energetico, riduzione dei consumi superflui, diminuzione dei rifiuprodotti, limitazione dell’uso dei mezzi di trasporto privati a favore di quelli pubblici.
  2. Riutilizzo: siamo abituati a buttare via molti oggetti ancora utilizzabili creando così inutili costi di smaltimento e spreco di risorse naturali. Prolungare la loro vita preve riparazione finché è possibile, permette di incidere sensibilmente sulla riduzione del nostro impatto sul pianeta.
  3. Riciclo:la Terra ha a disposizione risorse limitate. Prevedere il riciclo dei materiali utilizzati è una misura che rispetta l’ambiente ed i bisogni delle generazioni future.
  4. Rispetto: le materie prime e i processi di produzione utilizzati per la realizzazione delle merci includono oltre alle risorse ambientali anche il lavoro di tanti operai e impiegati. Il consumatore può agire affinché i diritti sociali, sindacali, economici dei lavoratori (e quindi anche di se stesso) siano rispettati.

Il consumo critico è dunque una scelta di vita che chiama a un forte impegno individuale e comunitario, per contrastare la dimensione globale del sistema capitalista già su scala locale, senza rintanarsi in nazionalismi o particolarismi di classe o di etnia, ma facendo leva sui principi di solidarietà comunitaria e internazionalista.

Lo slogan Nike, JUST DO IT!, fallo e basta, indica lo stesso rapporto di lavoro che vige nelle sue fabbriche in Indonesia e in altri paesi dell’estremo oriente. Infatti gli operai che vi lavorano sono obbligati a ricoprire turni estenuanti per una retribuzione irrisoria, del tutto insufficiente al minimo sostentamento di sé e dell’eventuale famiglia a carico. Nike è una multinazionale scorretta e contribuisce consapevolmente ad allargare l’ormai incolmabile abisso tra il Terzo Mondo e il ricco Occidente.
Leggete qui e non vorrete mai più (speriamo) avere a che fare con Nike:
COSA COMBINA NEL MONDO LA NIKE
REGIMI OPPRESSIVI: tutte le scarpe Nike sono prodotte in Asia, in particolare in Indonesia, Cina, Thailandia, Taiwan, Corea del Sud, Vietnam.
RELAZIONI SINDACALI: in Indonesia i sindacati liberi sono illegali e vengono repressi dall’esercito, i dirigenti sindacali sono licenziati, imprigionati, torturati, ed anche uccisi.
SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: i lavoratori della Nike ricevono un salario da fame, inferiore al salario minimo stabilito dalla legge indonesiana. Lavorano esposti ai vapori delle colle, ai solventi, alle vernici, per 12 ore al giorno.

E ANCORA.. La più grande produttrice del mondo di latte in polvere,la Nestlè,trasgredisce il codice OMS ( Organizzazione mondiale della sanità ). Promuovendo il consumo dei suoi prodotti, determina l’insuccesso dell’allattamento al seno che è considerato il migliore per lo svezzamento dei neonati. Infatti,finiti i primi campioni gratuiti forniti da Nestlè alle popolazioni del Terzo mondo per promuovere il consumo del latte in polvere,l’acquisto di quelli successivi spesso può determinare l’impiego di metà del reddito familiare. Le madri sono così costrette a diluire poco latte in polvere con acqua malsana .Questo porta alla malattia e alla morte di oltre un MILIONE E MEZZO di bambini l’anno. La Nestlè è anche una delle più grandi produttrici di caffè e cacao ma a causa dei suoi metodi commerciali totalmente ispirati al profitto sfrutta milioni di contadini del sud del mondo.Ilprimo boicottaggio della Nestlè venne sospeso nel 1984, quando la Nestè promise di rispettare il Codice Internazionale. La Nestlè rinnegò subito la sua promessa, cosicché il boicottaggio venne nuovamente attivato nel 1988, concentrando l’azione sul prodotto più venduto e famoso della Nestlè, il Nescafè. La Nestlé ora ammette che le forniture gratuite sono dannose, ma si rifiuta di bloccarle negli ospedali, a meno che i governi facciano leggi in materia. La Nestlè è impegnata a far diminuire l’allattamento al seno materno allo scopo di vendere più latte in polvere. Ma il boicottaggio della Nestlè sta funzionando ?
La Nestlè è chiaramente preoccupata per il danno alle sue vendite e alla sua reputazione. Il boicottaggio è appoggiato a livello internazionale da migliaia di persone, nonchè da centinaia di organizzazioni, inclusa la Chiesa d’Inghilterra. Il boicottaggio continuerà finche’ la Nestle’ interromperà tutte le sue irresponsabili pratiche di commercializzazione. Nestlè e Nike sono solo due fra i tanti, troppi esempi di multinazionali scorrette a livello economico, politico e sociale. Potremmo infatti menzionare anche CocaCola e ESSO; in particolare quest’ultima a causa delle accuse ,sfortunatamente fondate ,che la coinvolgono nell’odiosa e riprovevole guerra in Iraq. ESSO è infatti il rifornitore di carburante delle truppe americane… Il consumo critico non è l’unica possibilità per ostacolare lo sciacallaggio delle risorse dei paesi più poveri. Il commercio equo e solidale costituisce un’altra alternativa;si tratta di un mercato parallelo e altrettanto ricco di quello “convenzionale”. I prodotti derivano dal lavoro degli abitanti dei paesi poveri ma i ricavati dalla loro vendita giungono nelle mani di questi ultimi senza il filtro rapace di intermediari che cercano di arricchirsi. Negozi che si occupano di questo tipo di commercio sono presenti in tutt’Italia. È POSSIBILE CAMBIARE e mettere in riga le multinazionali dannose,anche solo per non soffrire a causa dei rimorsi delle nostre coscienze. Cosa puoi fare:
– Non acquistare più Nescafè, e scrivi alla Nestle’ dicendo che sostieni il boicottaggio.
– Chiedi a qualsiasi gruppo comunitario, sindacati, chiese ed altre organizzazioni di unirsi alla campagna.
REGIMI OPPRESSIVI: Nestlè ha filiali in Brasile, Cina, Colombia, Egitto, El Salvador, Guatemala, Honduras, India, Indonesia, Kenya, Libano, Messico, Papua Nuova Guinea, Filippine, Senegal, Sri Lanka, Turchia. L’Oreal è presente anche in Perù e Marocco.
RELAZIONI SINDACALI: nel 1989 i lavoratori di una fabbrica di cioccolato a Cacapava, Brasile, fecero sciopero. I lavoratori si lamentavano delle misere condizioni di lavoro, compresa la discriminazione verso le donne, la mancanza di indumenti protettivi e le inadeguate condizioni di sicurezza. Entro due mesi dall’inizio dello sciopero la compagnia aveva licenziato 40 dei suoi operai, compresa la maggior parte degli organizzatori dello sciopero.
TEST SU ANIMALI: L’Oreal è attualmente oggetto di boicottaggio per il suo uso continuato di test sugli animali. La stessa Nestlè è stata recentemente criticata dalla BUAV (antivivisezionisti inglesi) per aver fatto test di cancerogenicità del suo caffè su topi.
PRODOTTI DI CONSUMO DELLA NESTLE’:
BEVANDE: Nescafè, Nesquik, Nestea, Orzoro
ACQUA MINERALE: Perrier, Vittel, Acqua Vera, San Bernardo, S. Pellegrino, Panna, Levissima, Pejo, Recoaro
DOLCI: Smarties, Kit Kat, Galak, Lion, After Eight, Quality Street, Toffee, Polo, Rowntree, Motta, Alemagna
CIOCCOLATO: Perugina, Nestlè
SALUMI: Vismara, King’s
OLIO: Sasso
CONSERVE: Berni
FORMAGGI: Locatelli
PASTA: Buitoni, Pezzullo
DADI PER BRODO: Maggi
SURGELATI: Findus, Surgela, Mare Fresco,
La Valle degli Orti
GELATI: Motta, Alemagna,
Antica Gelateria del Corso
CIBI PER ANIMALI: Friskies, Buffet
COSMETICI: L’Oreal, Lancome
Il salario medio giornaliero dei 24.000 lavoratori di queste fabbriche è appena di 1.100 lire. Secondo l’AAFLI (Istituto Asiatico-Americano per il Lavoro Libero) queste fabbriche stanno violando 12 leggi nazionali, tra cui quelle sul salario minimo, il lavoro minorile, gli straordinari, gli orari di lavoro, l’assicurazione, l’organizzazione sindacale e i licenziamenti.

Wrestling, che PASSIONE!

di piove

Lo so lo ammetto… l’argomento di questo articolo non è da considerarsi uno di quelli dichiaratamente impegnativi, ma diciamocelo: chi non si è mai domandato che cos’è e soprattutto che senso ha il Hulk-Hoganwrestling?? Certo non è un dubbio esistenziale, ma resta comunque un dubbio che prima di questo articolo vagava senza una risposta certa…ecco allora che armato di buona volontà e oserei dire anche di coraggio ( non tutti metterebbero a rischio la propria misera reputazione per una ricerca di tal genere!!) ho deciso di chiarire questo dubbio amletico una volta per tutte cercando informazioni nel grande scatolone del web… e sapete cos’ho trovato?? Un bel niente, o meglio: niente che potesse realmente spiegarmi in cosa consiste questo sport!!
Comunque, caro lettore, navigando ignaro e incerto tra foto mitiche di Hulk Hogan e Brock Lesnar (nuovo campione della WWE!) un’idea me la sono fatta-anche se non sarà certo quella che ti aspetti!-: ma sarà un caso che questo sport sia nato e prolifichi proprio negli Stati Uniti o è solo uno dei tanti frutti acerbi che il sempreverde a stelle e strisce, coadiuvato da tutti noi stati satelliti, ha saputo produrre?? Ovviamente la risposta non può che essere la seconda…ma la mia non vuole essere soltanto una provocazione, bensì una dolorosa ( e forse ingenua!) riflessione sulla “politica di intrattenimento” adottata dai vertici dirigenziali del mondo occidentale e in primis dai nostri colleghi americani. Sapere che ben 54.000 persone a Seattle nel “mitico” Safeco Field hanno assistito con entusiasmo ( spendendo presumo fior fior di dollari!) allo scontro finale tra Brock Lesnar e Kurt Angle mi fa rabbrividire: non è che stiamo tornando indietro ( se mai ce ne siamo allontanati!) di un paio di millenni, all’epoca dell’antica Roma?!
No, non sto vaneggiando.. voglio soltanto dire che l’amara sensazione di alienazione che provo quando accendo la tv è la stessa che ho avuto quando ho studiato nel libro di storia la politica imperiale del “panem et circenses”: la tv al giorno d’oggi al pari del colosseo di allora, ci viene offerta ( naturalmente indirettamente e in maniera subliminale ) come unica, rapida ed efficace via di fuga dalle nostre oppressioni quotidiane! E se questo, caro lettore, può sembrarti anacronistico, non lo è agli occhi della stragrande maggioranza delle persone che non avendo potuto costruirsi un atteggiamento critico, finiscono col far coincidere la realtà “reale” con quella “virtuale” abilmente costruita dai nostri governanti… i quali nel rumore assordante delle sigle dei talk show e nelle immagini frastornanti delle fiction e delle soap-opera riescono paradossalmente a nascondere le migliaia di vite umane che ogni giorno si spezzano a causa delle loro assurde politiche economiche!…Ma allora non ti senti preso per i fondelli con la “C” maiuscola, mio caro lettore, quando anche tu accendi la televisione e ti sintonizzi su qualsiasi canale?!…Non hai la sensazione, anche guardando il più rispettabile dei Tg nazionali, di essere una marionetta passiva, manovrata e plagiata a Loro piacimento e discrezione?! …NO?!

E allora mi dispiace ma solo Due sono le questioni: o non hai mai acceso una TV o sei ormai già una vittima irrecuperabile del loro astuto progetto…

La pace dei sepolcri

di Lorenzo Citron

Ascolta, leggi, fatti un’opinione. Fattela pure. L’importante è che sia la tua ed emerga da fonti quantomeno attendibili e meno di parte possibile, non, ad esempio da chi strumentalizza i migliori ideali per secondi fini. Ma di strumentalizzazioni antiamericane ho già parlato.
Ora entrerò nel merito. Parlerò di guerra e di pace.
Se vi sono dubbi che Saddam sia in possesso di armi chimiche, non ve n’è nemmeno uno sulla brutalità del regime iracheno, non uno sull’antisemitismo del raìs, non uno che fino a pochi anni fa le armi chimiche Saddam le possedesse (chi ha letto Pappagalli verdi di Gino Strada – che non è Bush né Emilio Fede – sa che ad Alabya sono morti gassati in un giorno 5000 curdi, da aggiungersi agli sciiti del sud ed agli iraniani morti precedentemente, nonché agli altri curdi che hanno fatto la stessa fine in altri massacri simili). Ormai non vi sono più dubbi nemmeno sui finanziamenti elargiti da Saddam (25000 € ) alle famiglie dei kamikaze palestinesi e sulla presenza sul suolo iracheno di campi di addestramento di Al Qaeda (di recente scoperti ).
Vi è forse qualche dubbio sul bombardamento di Israele ( mantenutosi neutrale) che Saddam ha tentato nella Prima guerra del Golfo per mandare in pezzi la coalizione arabo-americana schierata contro di lui?
No, ormai su tutto ciò non vi è nessuna incertezza.
I dubbi di noi occidentali piuttosto sono concentrati altrove. Viste le documentate nefandezze di Saddam & Company è giusto muovere guerra all‘Iraq? E’ giusto l’intervento anglo-americano operato senza il voto dell’ONU?
L’intervento anglo-americano in Iraq non è solamente giusto. E’ anche doveroso. Doveroso per conservare e ampliare libertà e democrazia nel mondo. Doveroso per tutti coloro che vogliono che l’11 settembre non si ripeta mai più. Doveroso per chiunque desideri una soluzione pacifica al conflitto israelo-palestinese, doveroso per chiunque sia contrario, in America, in Europa, nel Medio Oriente e in tutto il mondo, all’oscurantismo dell’integralismo religioso e per chiunque voglia la democrazia nel mondo arabo. Lo è perché Saddam ha fatto una precisa scelta di campo tra il laicismo e l’integralismo. Lui, dittatore spietato e antisemita ma perlomeno laico che aveva condotto una lunga e sanguinosa guerra contro l’Iran degli ayatollah, dopo la prima guerra del Golfo ha cercato nuove alleanze per dare nuovo lustro al proprio governo ormai in frantumi. E sono da vedere proprio in questo contesto le alleanze militari condotte dal satrapo iracheno con la monarchia saudita e con la Siria di Assad figlio, nonché con alcune organizzazioni come Al Quaeda e Amas.
E’ entrato a far parte di un mondo che l’11 settembre ha dichiarato ufficialmente guerra all’Occidente (anche se già in passato vi erano stati attacchi terroristici a obiettivi americani come l’ambasciata a Nairobi o la nave ad Aden).
L’Iraq di Saddam è risultato essere quindi, insieme all’Afganistan dei talebani, – in quanto stato – la parte più visibile e meglio perseguibile di questo mondo. Inoltre l’importanza di tali paesi per Al Quaeda e altre organizzazioni è risultata fondamentale, in quanto questi hanno fornito basi al terrorismo internazionale senza le quali le attività del terrorismo stesso sarebbero state quasi impossibili.
Dopo l’11 settembre perseguire seriamente chiunque dia appoggio al terrorismo è diventato fondamentale per salvare i principi di libertà su cui si basa la libera società civile.
E’ sempre triste parlare di guerra, perché ciò equivale a parlare di morte e tragedia. Ma quali tragedie Saddam ha riservato al suo popolo? Escludendo le guerre condotte dalla dittatura in Iraq, esclusi i massacri di curdi e sciiti, solamente durante l’ordinaria amministrazione sono morte in Iraq un milione e mezzo di persone. Più o meno 50000 morti all’anno. Quella era la pace? Forse, come diceva qualche opera quella era l’ orrenda, orrenda pace, la pace dei sepolcri. Perché, come afferma l’enciclica Pacem in terris di papa Giovanni XXIII – tanto cara ai pacifisti, la pace si costruisce su libertà e giustizia, che con Saddam erano perennemente negate.
Quante vite risparmierà, pur con il suo contributo di morte, questa guerra? Tante.
Nelle ore in cui scrivo Bagdad e Bassora vengono liberate dalle forze alleate e pare che la popolazione si senta sollevata dalla fine del regime che l’ha oppressa per tanti anni.
Per tutti, in fine, è stato un forte rammarico la guerra senza il consenso dell’ONU, ma quando due nazioni (Francia e Russia) minacciano il veto condizionate dai propri interessi (la Russia è sempre stata legata a Bagdad per fini commerciali, la Francia nei giorni in cui l’ONU era al centro dell’attenzione vendeva armi ai vari paesi arabi, Iraq incluso, alla Fiera del Missile di Abu Dhabi, ) l’intervento al di fuori delle stesse Nazioni Unite risulta per lo meno giustificato.
Il papa ha detto che chiunque favorisce la guerra “è responsabile davanti a Dio e alla storia”. Io che non ho provocato questa guerra mi sento responsabile quanto Bush e Blair, se non altro perché sono felice della liberazione del popolo iracheno dalla tirannide.

Ubi solitudinem faciunt pacem appellant

di elisa

Parlare di guerra in questi giorni può sembrare scontato, eppure tante volte si finisce con il cadere in un fin troppo facile pacifismo o, dall’altra parte, “politicizzando” (scusate il termine, ma mi sembra il più appropriato…) ogni punto di vista.
Credo invece sia importante soffermarsi e capire che, comunque la pensiamo, quello che sta succedendo non è un video gioco, ma una vera tragedia. Non perché un gruppo di pacifisti ne declami la vergogna, ma perché la nostra stessa costituzione definisce la guerra un’offesa alla libertà dei popoli (dall’articolo 11 della costituzione Italiana). Il clima in cui è nata la nostra costituzione sicuramente conosceva il vero peso della guerra, quelle infinite conseguenze che iniziano con gli ospedali affollati e finiscono con un Paese da ricostruire interamente. Gli stessi sentimenti che hanno portato Papa Giovanni II (sottolineo, tra l’altro, che in un sondaggio apparso sul Corriere della Sera del 7 Aprile, il Papa risulta essere, a giudizio degli italiani, colui che, tra il governo, l’opposizione e lo stesso presidente Ciampi, si è comportato in modo più opportuno nei confronti della guerra) ad esclamare:” Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani (..) Mai più guerra!! La guerra non è mai una fatalità, è sempre una sconfitta dell’umanità…”
Ritengo che queste parole siano le migliori, tra le tante dette in questi giorni, perché sono MALEDETTAMENTE vere. Anche questa guerra, che doveva essere breve e intelligente (mi chiedo se “guerra intelligente” non sia di per sé un ossimoro) si è verificata invece come una carneficina. Ogni giorno abbiamo un lungo elenco di vittime, tra i soldati di entrambi i fronti, ma ciò che è peggio, ogni giorno veniamo a conoscenza di nuove vittime civili. Chi di noi non ha visto le immagini alla televisione degli ospedali affollati, gli occhi senza speranza degli ammalati? Chi non ha pensato, mentre sentiva la madre del primo soldato americano ucciso, arruolato per pagarsi gli studi, se effettivamente tutto ciò non si poteva evitare?
Tutto ciò, forse, è solo futile sentimentalismo, anche se penso che non ci sia nulla di peggiore della sofferenza umana.
I numeri sono però più obiettivi e, per questo, ancora più disarmanti. Negli ultimi dieci anni le guerre hanno ucciso 2 milioni di bambini e ne hanno resi disabili più di 6 milioni. Tra i sopravvissuti si registrano 1 milione di orfani e 10 milioni di minori con problemi psichici: questo è il futuro che una guerra crea (ben lontano dalle speranze di “libertà” che essa promette!). Ma essa è senza dubbio grave anche dal punto di vista economico: nei paesi attaccati le industrie e le fabbriche sono state completamente distrutte, ciò significa che, anche una volta finito il conflitto milioni di persone non potranno più andare a lavorare; le vie di comunicazione, gli acquedotti, il sistema elettrico sono da ricostruire interamente, cosa che ostacolerà maggiormente un’economia di per sé già pericolante (ricordo che gli appalti per la ricostruzione saranno in mani anglo-statunitensi). Non dimentichiamo inoltre i costi: per la guerra in Iraq è stata spesa una somma tale da poter risolvere il problema della fame nei paesi del terzo mondo per un anno intero (purtroppo non riesco a ritrovare il testo da cui ho tratto questa informazione e quindi non posso dare dati più precisi). Una mina antiuomo costa 3 dollari, ce ne vogliono circa 1000 per trovarla e renderla inoffensiva, senza contare i soldi necessari a pagare le cure mediche di chi ne è stato colpito: in media dal 1975 ad oggi c’è una vittima ogni 15 minuti.
Mentre scrivo, mi rendo conto come ogni parola sembri completamente inutile di fronte a questi dati. E come possa sembrare inutile lo stesso parlarne, il manifestare, l’appendere fuori di casa una bandiera della pace. Eppure io sono tra quelli che hanno fatto tutto ciò e continueranno a farlo. Perché sono fermamente convinta che se non possiamo cambiare il presente, possiamo senza dubbio criticare quello che sta capitando, far riflettere le altre persone, dimostrare, a chi non ci spera più, che il mondo non è tutto così codardo da credere che la guerra sia l’unico modo per risolvere dei conflitti. Nessuno di noi spera di cambiare il mondo con un articolo o una manifestazione, ma l’importante è non lasciarsi trascinare come degli sciocchi dal mondo che ci circonda: secoli di storia e filosofia, letteratura e arte, se non altro ci insegnano ad avere senso critico e a ricercare negli avvenimenti la loro vera origine, il loro vero significato.…E, in risposta alla conclusione dell’articolo del mio amico Citron, “ beati i costruttori di pace, perché loro è il regno dei cieli”.

Moratti promossa!

di nessuno

Aprile dolce dormire! Magari…questo mese è probabilmente uno fra i più duri per noi studenti; fra pasqua e feste varie il tempo è poco e le cose da sapere sono tante. Ci prepariamo al caldo Maggio, traboccante di sole e compiti. Non sembra essere così per la nostra Ministra, che con 142 voti favorevoli, 101 contrari e 2 astenuti ha varato definitivamente la legge sulla riforma della scuola; dunque la Moratti è promossa…..beata lei.
E’ stato un parto difficile. Fra astensionismo, mancanza di numero legale e polemiche è passata.
Checché ne dicano i suoi tardivi ed enfatici estimatori, l’attuazione della riforma rimane del tutto inapplicabile. La “nuova scuola” è vincolata a due emendamenti approvati dalla Camera il 18 febbraio scorso: il primo prevede una correzione “tecnica” che modificherà il triennio finanziario di riferimento da quello 2002-2004 a 2003-2005; il secondo prevede che venga attuata solo dopo l’entrata in vigore di decreti legislativi che stanzino le risorse necessarie.
I fondi per la riforma potranno essere reperiti anche attraverso la riforma delle pensioni. Come dire, togli qua e metti là. Immediate e durissime le reazioni dei sindacati Cobas e Cgil che definiscono la nuova legge una “scatola vuota” e promettono battaglia attraverso ricorsi di incostituzionalità. I punti critici riguardano la mancanza di copertura finanziaria, la cancellazione esplicita dal testo dell’espressione “obbligo scolastico” e il venir meno di pari opportunità per tutti.
Effettivamente questa legge presenta dei profili di incostituzionalità. Innanzitutto sulla questione più grave, e cioè sulla cancellazione dell’obbligo di istruzione. L’articolo 34 della costituzione parla di istruzione obbligatoria per almeno 8 anni. La Moratti sostituisce al concetto di obbligo scolastico il “diritto-dovere” all’istruzione e formazione. Tra l’altro nel testo si sostiene di “ridefinire e ampliare” il concetto espresso dalla costituzione. Ora, io non ho mai visto una legge ordinaria che ridefinisce i concetti costituzionali; se fosse così potremmo star freschi. La riforma punta a qualcosa di molto preciso: che la terza media divenga la tappa finale del percorso scolastico di una parte degli studenti e che ci sia un approccio diretto con il mondo del lavoro.
Il secondo problema non sussisterebbe se il lavoro non rimpiazzasse lo studio e la cultura e diventasse un reale momento di effettiva conoscenza. Purtroppo il modello del “sistema integrato”, già previsto da Berlinguer, rappresenta un sistema di formazione e reclutamento per le aziende o peggio ancora utilizzo di manovalanza non retribuita. Basti pensare che l’Ente Fiera di Milano impiega stagiste degli istituti linguistici da collocare nei box informativi nella varie manifestazioni, in questo modo riduce i costi del lavoro perché non assume ma utilizza studentesse non pagate con la scusa di procurare loro un’esperienza utile in futuro. Ma questo non è l’unico esempio ve ne sono altri fra i quali la maggior parte dei CFP, in particolare quelli salesiani.Moratti vignetta
Il testo dopo aver ribadito che è possibile “svolgere l’intera formazione dai 15 ai 18 anni attraverso l’alternanza di periodi di studio e di lavoro […] sulla base di convenzioni con imprese e altri soggetti” (associazioni di industriali, camere di commercio, enti pubblici e privati, agenzie no-profit, ecc.), i quali riceveranno dallo stato incentivi per “accogliere studenti per periodi di tirocinio che non costituiscono rapporto individuale di lavoro” (quindi senza retribuzione), così dice: “le istituzioni scolastiche, nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro, possono collegarsi con il sistema dell’istruzione e formazione professionale ed assicurare, a domanda degli interessati e d’intesa con le Regioni, la frequenza negli istituti di istruzione e formazione professionale di corsi integrati coerenti con il profilo educativo, culturale e professionale e realizzati con il concorso degli operatori di ambedue i sistemi”. Naturalmente come per tutto il resto anche per questa materia le indicazioni saranno chiarite solo da un decreto successivo.
“Dalla riforma Gentile alla gentile signora Moratti” scherza il presidente del consiglio Berlusconi. Ottant’anni di vuoto – a suo dire – finalmente riempito. Da un altro vuoto, verrebbe da suggerirgli.

Donne e verginità: la polemica che conferma la tesi

di zamu

Come volevasi dimostrare, l’articolo su questo argomento presentato nello scorso numero del giornale ha suscitato una marea di critiche e di polemiche. Non mi limiterò in questa replica a scaricare la “colpa” di quanto ho detto sui freddi numeri statistici che inchiodano anche gli scettici ad ammettere la veridicità della tesi che portavo. Non scaricherò neppure questa responsabilità sui sociologi e sugli psicologi che l’ hanno elaborata, anche se non ho mai avuto la pretesa di inventare nulla e sull’argomento mi sono documentato su affidabili studiosi. Vorrei invece, assai più sportivamente di qualche “testa fina” che mi ha attaccato personalmente (dimostrando ancora di più che l’ironia senza intelligenza diventa stupida), puntualizzare nel pieno merito della questione. Ancora una volta le critiche che mi sono state mosse riaffermano la tesi del nuovo “femminismo al contrario”. Molte ragazze infatti hanno attaccato l’articolo a man bassa sostenendo che si trattava di un articolo “maschilista”, “misogino” o addirittura reazionario e di “Destra”. Critica quest’ultima che tra l’altro mi lascia alquanto perplesso, visto e considerata la mia consolidata militanza negli ambienti della sinistra radicale nonché il mio impegno da sempre a difesa degli sfruttati e degli oppressi. E questo è il punto della questione: a mio avviso, le donne che volontariamente (a causa dei meccanismi mentali e delle pressioni esterne di cui si parlava nel numero precedente) decidono in coscienza di privarsi a tempo indeterminato di un aspetto della propria sfera intima così importante e gratificante, sono oppresse. Oppresse da una società dominata da valori aridi, dove si perde giorno dopo giorno il gusto dei rapporti umani e del piacere semplice e naturale. Una società dove l’artificiale e il falso si insedia nelle nostre teste e ci fa perdere la bussola nell’orientarsi nella nostra interiorità. Oppresse dai retaggi di una società bigotta che calcola la morale in base alla scelta dei partner, alla frequenza dei rapporti sessuali, che accusa di costumi lascivi le donne che scelgono di vivere un aspetto personale della loro esistenza come vogliono. Da questo ragionamento nasce il mio sbalordimento nei confronti delle numerose contestazioni che ho ricevuto. Credo infatti che sia definibile “maschilista” un uomo convinto che la donna debba restare in casa, imparare a cucinare, accudire i figli, darsi quando lui vuole nel letto coniugale. Chi, come me, crede che le donne abbiano il diritto e il dovere verso se stesse di uscire da questa logica aberrante, sta facendo un discorso progressista, non certo conservatore. E, i progressisti lo sanno bene, in quest’epoca i discorsi liberi e “di sinistra” sono diventati fastidiosi. Chi poi ha voluto leggere nella mia critica lo sfogo di un “frustrato sessuale” che generalizza un suo problema a un intera categoria, dimostra oltre che una robusta dose di ignoranza della questione, anche un particolare tipo di arroganza e di protervia; quella classica, impotente arroganza di chi non sa o non vuole ragionare sui contenuti e preferisce attaccare personalmente chi porta democraticamente delle opinioni. Nell’Italia berlusconiana, dominata dai libretti bigotti della Moratti sull’AIDS e sugli appelli alla castità mossi oramai anche dai ministri e dai sottosegretari, ormai bisogna abituarsi a vedere il peggio del peggio, anche a dover vivere in un mondo capovolto: dove l’illegale diventa legale, gli interessi propri prendono il posto di quelli della nazione, i democratici vengono considerati bolscevichi. O dove chi vorrebbe una cultura più libera e aperta ai diritti della persona, uomo o donna che sia, diventa “reazionario”. Periodo che vai, schifezza che trovi.

Dissenso!

di I rappresentanti

Portiamo a conoscenza di tutti gli alunni un fatto piuttosto grave, di cui ci è giunta notizia in seguito all’ultima convocazione straordinaria della giunta esecutiva.
 
Durante questa riunione, avvalendosi di un decreto ministeriale datato 10 agosto 2000, è stato deciso, senza consultazione alcuna, di “dimensionare l’organico del personale amministrativo”. In parole povere è stata votata dalla giunta una richiesta di trasferimento per l’unico tecnico di laboratorio dell’Istituto, Francesco Spadarotto : 1 contrario, 1 astenuto, 3 favorevoli.
 
Questo fatto ci sembra meritare l’attenzione di tutti coloro che hanno a cuore l’efficienza e la modernità dell’Istituto. Ci sembra infatti inconcepibile che in un Liceo Scientifico venga trascurato in tal modo l’aspetto pratico delle discipline scientifiche. La presenza di un tecnico per il laboratorio di fisica ci sembra quanto meno essenziale. La decisione presa, anche se legalmente giustificabile e oramai incontrovertibile, merita l’interessamento di tutti e tutte. E’ quindi intenzione dei rappresentanti farsi portavoce della volontà della maggior parte degli studenti, che ritengono fondamentale la presenza di un laboratorio ben gestito e funzionale. A tale scopo proponiamo a tutti di dichiarare il proprio dissenso nei confronti di questa decisione, che, come altre che ci aspettano con la nuova riforma alle porte, si inseriscono in una logica di tagli e risparmio che poco hanno a che fare col diritto di ogni studente ad una scuola completa ed efficiente.

I rappresentanti

Utopie: Anarchia

di frank&charlie

Tutti hanno sentito almeno nominare la parola anarchia, ma pochi sanno quello che essa realmente significa e ne conoscono l’evoluzione, in quanto la maggior parte delle persone è portata a considerarla superficialmente e quindi è probabile vittima di fraintendimenti.
La società contemporanea è, infatti, solita associare l’anarchia a mero disordine o caos sociale. Questo perché, da sempre, gli anarchici, per conseguire i loro scopi, puntano su azioni sovversive di stampo rivoluzionario, con l’obbiettivo di scardinare le istituzioni statali, causa primaria dell’oppressione dell’individuo.
Per questo gli uomini al potere, vedendo in pericolo la propria autorità, hanno sempre tentato di demonizzare questa ideologia creando un immaginario collettivo nel quale l’anarchico rappresenta una minaccia per ogni cittadino, mentre lo Stato è proposto in qualità di garante dell’ordine.
Ma aldilà di questa mistificazione, l’anarchia è invece una teoria sociale tutt’altro che campata in aria, fondata su un principio di libertà assoluta, naturalmente nel rispetto di quella altrui.
I principali esponenti e codificatori di essa possono essere considerati il tedesco Max Stirner (1806-1856), il francese Pierre Joseph Proudhon (1809-1865) e i due russi, Michail Bakunin (1814-1876) e Petr Kropotkin (1842-1921).

“Io aggiro l’ostacolo di una roccia finché non ho abbastanza polvere per farla saltare in aria e aggiro l’ostacolo delle leggi di un popolo finché non ho raccolto energia sufficiente per rovesciarle”- M. Stirner.

Max Stirner elaborò una dottrina in cui veniva esaltato l’individualismo estremo e non accettò nemmeno di definirsi anarchico, perché anche questa sarebbe stata un’etichetta. Nella sua opera principale, L’Unico e la sua proprietà (1845), propone un ideale di uomo al di sopra dello Stato, delle leggi, della proprietà e del dovere; l’individuo deve mirare alla piena realizzazione di sé, ma non esercitare il suo potere sugli altri, perché in tal modo distruggerebbe la loro indipendenza.
La società, poi, si dovrà trasformare in “Unione degli Egoisti”, nella quale i singoli uomini si aggregheranno spontaneamente per affinità di interessi e dalla quale si potranno dissociare liberamente per perseguire i propri scopi.
Il mezzo per arrivare a tutto ciò non sarà la rivoluzione, considerata come un atto politico, ma una ribellione spontanea che nascerà dall’individuo scontento, il quale avrà come unico fine l’auto-innalzarsi al di sopra dell’ordine costituito; questo prevede la demolizione di ogni fede religiosa, politica, sociale e filosofica, le quali pongono un qualcosa al di sopra del singolo, e l’utilizzo di mezzi quali il delitto nella lotta per il conseguimento del proprio obbiettivo.
Per Stirner “l’individuo umano è l’unica cosa di cui abbiamo sicura conoscenza” e gli uomini sono tra loro uguali solo per il fatto di essere diversi.

“La mia coscienza è mia, la mia giustizia è mia, e la mia libertà è una libertà sovrana”- J.Proudhon

Pierre Joseph Proudhon, invece, fu il primo a definirsi anarchico, sviluppando una concezione basata su federalismo e mutualismo. Egli è convinto che ognuno deve poter possedere il prodotto del proprio lavoro, mentre i mezzi per produrlo devono essere a disposizione di tutti; in questo modo critica duramente l’esistenza della proprietà privata, quando è utilizzata per sfruttare il lavoro altrui senza alcuno sforzo proprio.
Non considera l’idea di una rivoluzione violenta e immediata, preferendo ad essa un processo riformista graduale che condurrà all’estinzione dello Stato attraverso lo sviluppo della cooperazione fra uomini, e uno scambio diretto di beni eliminerà l’uso del denaro.
Egli immagina una società anarchica simile al mondo della natura e, perciò, regolata da leggi necessarie. Le associazioni spontanee saranno il mezzo per giungere alla liberazione dell’individuo e all’idea di governo si sostituirà quella di contratto, che garantisce un autentico interesse personale fra le parti contraenti.
“Là dove c’è lo Stato non c’è libertà, là dove c’è la libertà non c’è lo Stato”- M. Bakunin
Michail Bakunin è considerato il massimo esponente del movimento anarchico, visto che riuscì a combinare la sua teoria con l’azione pratica rivoluzionaria, mostrandosi attivo soprattutto in Italia e in Spagna.
Egli si scaglia contro qualsiasi forma di Stato, che è sinonimo di costrizione e oppressione in qualsiasi forma esso si presenti, borghese o comunista. L’uomo è un essere sociale e non può fare a meno di vivere in società, ma senza alcun bisogno di una struttura statale, nemica della libertà. La proprietà privata ereditaria, poi, deve essere abolita, perché permette il mantenimento nel tempo del predominio di una classe sociale sulle altre.
Bakunin propone di rovesciare lo Stato attraverso insurrezioni violente e facendo leva sulle masse contadine; viene valorizzato il collettivismo, che giunge alla massima espressione nel comune popolare, il quale a sua volta si riunisce in una federazione più ampia. Tuttavia dalle sue opere risulta molto chiaro come agire nella rivoluzione, ma non come organizzare concretamente la società anarchica.
“Tutti i delitti di Jack lo Squartatore svaniscono di fronte a quelli commessi in nome della Legge. Ed è questa che noi odiamo.”- P. Kropotkin
Petr Kropotkin, contrariamente agli altri, elaborò scientificamente l’anarco-comunismo. Egli era convinto che la rivoluzione sarebbe avvenuta come processo naturale e pacificamente grazie al semplice mutare dell’opinione pubblica.
Nel saggio“La Conquista del pane” inizialmente concentra la sua attenzione sulle ragioni scientifiche e storiche che possono spingere ad accettare il benessere per tutti, ovvero l’anarchia comunista. In seguito spiega come le fabbriche debbano diventare possesso di associazioni di lavoratori e come il lavoro manuale debba essere un dovere per tutti; le attrezzature e i mezzi dovranno essere proprietà di tutti nella Comune, che indica l’unità amministrativa locale più vicina al popolo. La distribuzione dei beni, poi, sarà basata sul bisogno e non sulla quantità di lavoro svolto e fondamentale sarà l’idea del lavoro piacevole, ovvero la consapevolezza di fare qualcosa di socialmente utile.
Kropotkin infatti era profondamente fiducioso e ottimista nella naturale tendenza dell’uomo ad assumersi le proprie responsabilità sociali ed a rispettare le leggi senza bisogno di apparati artificiali, una volta liberato dalle restrizioni del governo

1964/1996: Una Realtà!

di padma

Questa è la storia di alcune delle decine di migliaia di ragazze irlandesi che vennero rinchiuse nei conventi chiamati “Magdalene Laundries” (servizio di lavanderia gestito dalle suore).
Il film, vincitore del Leone d’Oro, descrive la storia nel periodo che va dal 1964 fino al 1996 quando si chiuse l’ultima lavanderia-convento delle Maddalene a Cork, vicino Glasgow, in Scozia.
In realtà questa situazione andò avanti per 150 anni!
I documenti dicono che 30.000 donne furono condannate ad una vita di servitù e prigionia.
Ragazze stuprate, donne incinta prima del matrimonio, orfane, ragazze con gravi handicap o semplicemente ragazze giudicate “facili” potevano entrare in questi conventi, portate direttamente dalle famiglie, perché considerate ragazze maledette; una volta internate diventavano persone anonime, cambiavano nome e subivano un vero e proprio lavaggio del cervello, facendo credere loro di essere delle peccatrici ed avere colpe assurde tanto da dover lavare gratis, per tutto l’anno, vestiti di preti e suore per poter purificare l’anima.
In principio questi conventi servivano ad aiutare le ragazze madri e le donne violentate; ma subentrata la violenza e la corruzione di certe figure della Chiesa in questi edifici vennero praticate tali maniere: le suore costringevano le ragazze a vivere come delle eremite!
Venivano rasate, costrette ad indossare rozzi grembiuli, a fasciare i seni e oltre a questo venivano perennemente umiliate e picchiate o addirittura fatte vittime di abusi sessuali da parte degli stesi preti in visita ai conventi. (è forse così che si purifica l’anima??)
Di conseguenza a tutto ciò molte ragazze impazzivano, altre si suicidavano e quelle poche riuscite a scappare raccontano quell’esperienza come “l’anticamera dell’inferno”.
A questo punto ci viene da chiederci:
‘la gente sapeva di tutto ciò??’
Ebbene si: molte delle famiglie che mandavano le loro figlie sapevano delle pessime condizioni di queste lavanderie. La gente invece era convinta che fossero i conventi delle ragazze poco serie e quindi venivano giudicate malamente.
Vi consiglio la visione di questo film per capire l’assurdità di tali sofferenze e di quanto recente sia questa storia.
L’intelligenza legata alla donna è sempre stata, e in certi paesi è ancora, giudicata legata al demonio.
Anche per questo fatto la Chiesa dovrebbe fare le scuse per le martiri dei Magdalene Laundries.

Fernanda Pivano: 86 anni di mito

di vazzo

Se amate la letteratura americana, la beat generation e tutto ciò che le sta intorno, allora sarete eternamente grati alla persona che ha portato tutto questo in Italia. Beh, quasi tutto. Ma partiamo dall’inizio. Fernanda Pivano nasce a Genova nel 1917 in una famiglia agiata con “…dolce mamma bellissima e papà autorevole e illuminato”. Frequenta con un buon profitto il liceo classico, sotto la guida del professore di italiano Cesare Pavese. Solo agli esami di maturità viene rimandata a settembre a causa di un 3 in italiano. Con lei viene rimandato anche il suo compagno di classe Primo Levi (con un altro 3 in italiano). Bisogna ammettere che il professore che li ha bocciati (grassoccio e pelato, da Brescia) aveva un’interessante perspicacia letteraria. Nel 1941 Fernanda si laurea in lettere con una tesi su “Moby Dick” di H. Melville e nel ’43 consegue una seconda laurea in filosofia. Sempre in quest’anno inizia la sua attività letteraria traducendo l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. In seguito tradurrà altre opere quali “Addio alle armi” di Hemingway, “On the road” di Kerouac e molte altre. La sua passione per la letteratura americana non si fermò solo alle traduzioni. Divenne amica di Hemingway (lui stesso volle conoscerla!) e lo vide all’opera mentre scriveva. Frequentò la compagnia di Corso, Ginsberg, Kerouac, Burroughs e Neal Cassidy e nei suoi scritti ci racconta di feste, notti brave e corse sfrenate sulle route americane.
Nel 1978 approdò al Corriere della Sera, con il quale continua ancora a collaborare, e mise in atto la sua abilità di talent-scout editoriale promuovendo autori anche giovanissimi quali Leavitt, McIerney ed Ellis.Ora Fernanda non ha più 26 anni come quando tradusse l’Antologia di Spoon River. Ora non ha più voglia di combattere per il disarmo nucleare come fece a suo tempo con i suoi amici. Ora siamo noi la sua forza perchè “Il mondo è vostro, brutti figli di ……..”. Proprio come dice lei, la Nanda, Fernanda Pivano, 86 anni di mito “(…) e migliaia di ricordi, e non un solo rimpianto”.

Scuola di karate wado-ryu

di A.Cibinetto&D.Piaser

Il karate è un’arte marziale, che ha le sue origini nelle arti del pugno cinese e nelle tecniche di combattimento a mano nuda praticate nell’ isola di Okinawa.
Karate do significa “la via della mano vuota” ovvero-TE: mano, KARA: vuota, inteso in un doppio significato, vuota senza armi e vuota nell’accezione del buddismo ZEN riferito allo stato mentale.
DO:è una parola che nella cultura giapponese è concepita come una via che conduce verso uno stato spirituale che libera le facoltà umane nei diversi campi delle arti. Il wado ryu viene ufficialmente riconosciuto nel 1934, il suo promotore fu Hironori Ohtsukaa. Questa scuola si caratterizza per il movimento veloce, morbido e armonioso, tende a eliminare movimenti inutili ottenendo il massimo effetto senza spreco di energia.
Anche a San Donà è presente una scuola Wado Ryu, diretta dal maestro Zeffiro Paci Gallo, che ha raggiunto il sesto dan di questa magnifica disciplina! La lezione di karate è preceduta da un’impegnativa ora di ginnastica ed esercizi di stretching. Oltre a potenziare molto la massa muscolare, il karate è un ottima palestra per la mente, insegna ad essere sempre leali con l’avversario, a saper controllare il proprio corpo e ad acquisire fiducia nelle proprie capacità.
Ovviamente il karate non si pratica solo in dojo (luogo di pratica e allenamento),ma se necessario è sfruttabile anche in situazioni difficili che purtroppo possono accadere.
Questa arte è praticabile sin da tenera età, fino quando il fisico lo permette; richiede quindi impegno, serietà e soprattutto costanza nell’allenamento; infatti il maestro Paci dice sempre: “…se non mi alleno un giorno, se ne accorge uno dei miei maestri..se non mi alleno due giorni me ne accorgo io… e se non mi alleno per tre giorni se ne accorgono gli altri…”.
Il wado ryu prevede allenamento su tecniche di base, su combinazione di tecniche, su combattimento preordinato e su combattimento libero; per la scuola sandonatese sono presenti inoltre lezioni speciali che prevedono difesa da coltello, difesa da posizione inginocchiata, difesa personale e combattimento libero, quest’ultimo praticato con opportune protezioni.
Le “armi” consentite nel karate sono solamente le gambe e le braccia che, sfruttando il movimento del corpo acquisiscono una potenza e una velocità strabiliante.
I primi mesi potrebbero apparire faticosi e noiosi ma, non appena acquisita un po’ di dimestichezza, il karate si rivela una disciplina stupenda dalla quale è difficile distaccarsi.
Per coloro che volessero avvicinarsi e provare questo magnifico sport possono rivolgersi ai sottoscritti Alberto Cibinetto e Davide Piaser.

Mary Jane la pazza

di Pietro Gianfigliazzi

Tutti mi dicono di non ascoltare Mary Jane la pazza. Beh, forse un po’ di ragione ce l’hanno… Si è fatta inserire due elettrodi nella corteccia cerebrale in modo che, grazie alla tecnologia degli infrarossi, tutto ciò che pensa venga stampato. Così il monolocale dove vive è pieno di fogli slegati, accumulati senza nessuna logica, è diventato complesso anche il tragitto frigo-divano.
Ma io non credo che sia matta, ogni volta che vado da lei mi lascia sempre qualche foglio, di solito sono solo accozzaglie di cifre e numeri senza senso inframezzati da qualche breve frase (ha smesso da tempo di parlare, secondo lei è inutile).
Poi oggi mentre Mary dormiva la cara stampante ink, spremuta in maniera inverosimile, ha cominciato ad andare come non mai, la cartuccia scorreva come l’archetto di una violinista esperta. Che ci crediate o no, Mary jane la pazza stava sognando in rima…

SIAMO TUTTI UGUALI?

di Pietro Gianfigliazzi

Life is a circus,
Ci sono state guerre e ce ne saranno,
ma perché?
Non ditemi che è per la libertà,
la libertà non deve avvicinarsi alle vostre labbra ipocrite;
la vostra libertà potete tenervela.
Non ditemi che è per le persone morte ingiustamente,
altre 3000 persone morte non faranno
resuscitare nessuno.
Saranno solo 3000 persone morte ingiustamente in più.
Non ditemi che è per la giustizia
Che non esiste e non credo che esisterà,
non con voi, non con la vostra guerra.
Esistono forse persone senza dignità?
Persone meno migliori di voi?
E queste persone sono condannate a morire
Nel silenzio del mondo indifferente,
tra le braccia di case sventrate
senza nome, senza tomba, senza motivo
se non i vostri soldi?
Perché voi che la volete, la guerra,
non avete il coraggio di lasciare il vostro paese,
di prendere il fucile, di correre su strade aliene,
di guardare negli occhi della vostra vittima
prima di rubarle ciò che non avete il diritto di toccare?
No.
Perché la guerra non ve la fate nel vostro paese,
con i vostri cittadini, fra le vostre case,
regalando una pistola ai vostri figli,
tormentati dagli occhi umidi delle vostre mogli?
No.

La rivoluzione di Truzzolandia

di Lady goodness & Lady pink

Amici progressivi, siete stanchi di essere criticati per la musica che ascoltate, per come vi vestite o per i luoghi che frequentate? Vi sentite ripetere frasi come: “truzzi al rogo, punk al pogo!!”, e non sapete come rispondere? Beh, forse questo sarà l’articolo che nel suo piccolo dimostrerà la grandezza della musica techno.
Fra le prime colpe avanzate alla musica techno c’è sicuramente quella di non avere un testo significativo e vario.
“Troppo ripetitivo e poco espressivo” si sente dire, ma forse si dimentica che tutta la musica del passato, da quella classica di Beethoven e Mozart, al jazz e al blues erano prive di parole e non per questo poco apprezzabili ed espressive. Se poi si vuol parlare della musica dei nostri giorni. Quante canzoni pur avendo un testo organico non trasmettono niente e sono destinate all’oblio? O quante altre per la comprensione avrebbero bisogno di un traduttore visto che gli interpreti più che cantare gridano non facendo capire niente di ciò che dicono? L’importante in quei casi è, però, rompere gli schemi, fare confusione, e, nei peggiori dei casi, cavolate. Non è certo il testo ad interessare!
Dimostrato, quindi, che le parole non sono tutto in una canzone passiamo ad esaminare il ritmo.Fighetto vignetta
I ritmi sono potenti, energici ed elettrici. Questi sì che ti sanno coinvolgere, e dove dopo un attimo ti ritrovi in pista a ballare senza nemmeno accorgertene. Questi sono ritmi forti, battuti, e non per questo, come tutti credono, sempre uguali.
I nostri miti sono i dj: loro sì che sanno come fare il loro lavoro, una volta dovevano solo “mettere i dischi”, oggi fiutano i gusti di noi ragazzi, e sanno sempre cinque minuti prima degli altri cosa sta per accadere, e cosa è più di tendenza.
I truzzi sono gente viva, che ha voglia di divertirsi, di ballare, di uscire dalla solita routine e dai limiti della società, senza però esagerare. Per i punkettoni, invece, l’importante non è solo far casino, ma farsi male, fino ad arrivare a drogarsi, e il miglior esempio che dimostra questo è sicuramente Kurt Kobain. Che cosa può aver trasmesso un uomo del genere, che esempio può aver dato ai suoi milioni di fans? Ha trasmesso il suo dolore con sole sette note combinate assieme, ha ucciso modelli vecchi e trapassati, forse sì, ma dopo quello che ha fatto come possono reputarlo un mito??? Adesso Kurt non suona la chitarra tra gli angeli, lui è lassù che guarda i suoi fans e ride, tra una dose e l’altra.
Questo sta ad indicare che i vostri cari eroi del punk non fanno musica per insegnare, per trasmettere un messaggio, anche loro fanno musica per vendere e sfondare.
Allora noi con quest’articolo vogliamo dire basta a tutte quelle proteste contro i truzzi e la loro musica. Ci sembra di aver dato un’ottima risposta a tutti quelli che non rispettano la nostra musica e che sparano frasi stupide contro quel mondo che odiano e che, però, non conoscono abbastanza.
Con queste righe speriamo di aver chiarito le idee a coloro che si divertono a darci contro, e se qualcuno ha ancora qualcosa da ribattere è invitato a rispondere con un altro articolo.
NOI NON ABBIAMO PAURA D’UN ALTRO CONFRONTO!

No alla techno!

di Fb3&Canna

Ragazzi, il titolo è emblematico: noi odiamo la techno music, e siamo sicuri di non essere gli unici, per cui unitevi a noi nella lotta contro questa musica spazzatura e se non siete d’accordo con noi, beh, dopo aver letto questo articolo sarete costretti ad ammettere che questa non è musica da ascoltare.
Intanto non ha un testo sensato: solitamente è composta da tre, o al massimo quattro, parole ripetute centinaia di volte in modo da farti rimbecillire, quando sarai completamente ipnotizzato farai movimenti assurdi e il tuo cervello andrà in standby. Al contrario gli altri generi musicali (quali rock, pop, heavymetal, punk, e chi più ne ha più ne metta) hanno testi con significato, esprimono idee, opinioni, sentimenti cose che in tre parole non possono essere espresse. Rasta vignetta
Continuiamo con il fatto che una volta che hai ascoltato una “canzone” (speriamo che non ti capiti mai tale sciagura) le hai sentite tutte, hanno tutte lo stesso ritmo chi più veloce, chi più lento: il solito e continuo “Unz-Tunz” letale per i timpani!!!!!!!
Punto cruciale sono gli strumenti, i DJ credono di aver risolto tutto con uno pseudo-strumento, fanno rumore a volontà, con suoni distorti in cui le note tradizionali saltano completamente: le consolle non possono sostituire l’inimitabile arpeggio di una chitarra acustica…!!!
Ed ecco che dopo poco tempo di esposizione a questo tipo di sound, i neuroni, se ce ne sono ancora, rimbalzano da una parte all’altra del cranio e come la pubblicità dell’acqua Lete (basta sostituire il sodio con un neurone) pochi ne sopravvivono; le sinapsi si staccano senza possibilità di trasmettere informazioni al resto del corpo. Certo, abbiamo esagerato, però davvero questa musica può risultare pericolosa soprattutto se muschiata a cocktail letali di alcol e pasticche, usuali nelle discoteche (sicuramente posti da frequentare il meno possibile).
Ultima motivazione, ma non meno importante: NON CI DICE ASSOLUTAMENTE NIENTE!!!!
Svegliatevi!!! Cominciate a dedicarvi all’ascolto di Metal, Punk e Hard Rock se volete sfogarvi; oppure pezzi di Rock leggero e Pop per rifarvi i padiglioni auricolari con strumenti acustici e melodiosi.
Ma non dimenticatevi di Rap, R’n’B, Hip Hop dal ritmo favoloso e testo stimolante, nonché certamente ricco di significati e idee (vedi Missy Elliot, Nelly, Eminem, 50 cent…).
Speriamo di avervi fornito sufficienti motivazioni per farvi capire la disarmonia della techno. Siete ancora in tempo per salvarvi da questa terrificante epidemia anche se probabilmente, anzi sicuramente, non abbiamo elencato tutti i motivi per cui non ascoltare musica spazzatura come la techno quindi se volete suggerirci altro o esprimere vostre opinioni sulla musica contattate un membro della redazione oppure scriveteci a nexl_1999@yahoo.it .
Purtroppo molti dei nostri amici sono divenuti Techno-dipendenti poiché colpiti da questa orribile sottospecie di “musica”, e perché non avevamo ancora scritto questo fantastico articolo: POTETE ANCORA SALVARVI!!!

Massive Attack “100th window”

di mozzi

C’è sempre una finestra che rimane aperta, e che permette a qualcuno di intrufolarsi in un ambiente altrui. Succede nei computer (la “centesima finestra”, secondo lo studioso Charles Jennings è proprio quella che inevitabilmente rimane aperta, permettendo l’accesso a macchine remote) e succede nella vita.

Dopo quattro anni dal capolavoro Mezzanine, che confermò i Massive Attack come indiscussi re del trip-hop e li lanciò definitavemente nel panorama internazionale, esce l’attesissimo “100th window”. Il disco nasce dalla sola mente di Robert Del Naja “3d”, abbandonato da Mushroom e da Grant Marshal (che però tornerà a collaborare nell’iminente tour); come in quello precedente i suoni sono leggermente cupi ma lavorati, scaldati e smussati fino a perdere totalmente la freddezza elettronica e per andare ad accompagnare, ineccepibilmente, la suadente voce di Sinead O’Connor, ospite non più d’eccezione, presente fin dalla seconda traccia. Atmosfere sempre torbide e a tratti inquietanti anche quando le liriche affrontano un tema come l’amore, “Special Cases” è il secondo brano cantato dalla O’ Connor che termina la sua preziosa esibizione con la stupenda “Prayer for England”; forse mai la sua voce aveva raggiunto tale coesione con i tappeti sonori che “3D” ha sapientemente elaborato per lei. A volergli trovare un difetto il disco non ha un brano d’impatto ma per il resto, vive di luce propria, e non teme paragoni con i capitoli precedenti di una carriera folgorante. La luce dell’album è scura, come è sempre stata la musica dei Massive Attack. E’ bella e complessa. Alienante, potremmo dire, nel senso più puro e migliore del termine: “100th window” è fatto di musiche che avvolgono, che prendono l’ascoltatore e lo portano lontano da tutto e da tutti, in un luogo al quale è possibile accedere solo attraverso la centesima finestra di Robert Del Naja. In un luogo nel quale, dalla stessa finestra, è entrato di tutto, e tutto viene rimescolato fino a diventare qualcosa di nuovo: echi orientali e chitarre, suoni naturali e suoni sintetici, voci umane e effetti del computer. Nessuno come i Massive Attack sa fondere oggetti apparentemente così diversi.

Tra pop e rock: Something Corporate

di pippo

I Something Corporate sono una di quelle poche band capaci di avere un frontman che, oltre a cantare e piacere alle ragazze, strimpella bene il suo pianoforte. Il loro debutto discografico è stato da poco pubblicato dalla stessa label dei New Found Glory ed i loro video sono già in rotazione nelle reti musicali. Pur se così giovani, i Something Corporate non sono però la solita band meteora. Il leader del gruppo, Andrew MacMahon, afferma che la band fa un “rock sfigato”. Il gruppo, che arriva da Orange County, ha già conquistato il pubblico americano e europeo con le sue melodie, le sue chitarre elettriche, i suoi testi e il suo piano che ricorda il pop tradizionale di Elton Jonh. Andrew iniziò a suonare il piano sin da bambino, poi pensò di mettere in piedi una band dove non ci fosse un frontman che cantava e basta e, con il batterista Brian Ireland ed il bassista Cluthc, compagni di liceo, formò il primo nucleo del gruppo, il quale si sciolse solamente poco dopo due concerti. Successivamente Andrew incontrò Josh Parrington, circa quattro anni fa, e da lì nacque il progetto Something Corporate. Parrington intervistato dice: “Non ho mai desiderato diventare un musicista professionista, ma era da tempo che volevo suonare in una band.” L’anno scorso con l’arrivo di Will Tell, il secondo chitarrista, i Something Corporate completano la formazione e firmano per la Drive-Thru/MCA, con la quale registrano il loro primo disco “Leaving Through The Window”, nel quale troviamo le hit “If you C Jordan” e “Punk Rock Princess”. “Quasi ogni musicista compone testi che parlano di problemi personali o di come si vuole cambiare il mondo, così quando qualcuno scrive una canzone semplice e divertente la gente presta più attenzione del solito” dice Andrew e continua “Jordan mi piace molto e penso sia l’ideale per concludere un concerto andato storto.”
Il testo parla del nonnismo nelle scuole e molta gente che ha vissuto sulla propria pelle quell’esperienza ha apprezzato il brano, soprattutto quelli che si chiamano Jordan!!!

Computer&Sicurezza

di cane

Il lettore sarà certo annoiato da troppa teoria, ed a ragione, ma è necessaria una certa apertura mentale per poter affrontare questioni di (in)sicurezza digitale. L’utente medio di Windows (Per utente medio intendo chi usa principalmente il PC per lavorare con programmi di videoscrittura, applicativi office e CAD, navigare in internet ed usare la posta elettronica, giocare o fare grafica) ha una certa abitudine a compiere delle operazioni meccanicamente, insomma associa ad una certa operazione un certo menu o pulsante. Questa attitudine porta spesso a perdere di vista il contesto in cui si sta lavorando e a non essere in grado di affrontare razionalmente le difficoltà e le anomalie. In definitiva l’utente deve fare lo sforzo di conoscere a fondo l’ambiente in cui sta lavorando (il sistema operativo) e tutti gli strumenti di controllo a basso livello di cui è a disposizione.
Premettendo che la conclusione di questo articolo sarà “ Perchè non cambiare sistema operativo ? “ , passiamo ora ad analizzare i metodi per tenere sempre sotto controllo la sicurezza del nostro PC e sopravvivere in quel periodo di tempo che ci vorrà per decidere di cambiare sistema operativo e camiare vita! Distingueremo tra sicurezza attiva ( la garanzia che i nostri dati non verranno cancellati o rovinati) e quella passiva ( cioè quella legata alla riservatezza dei dati ).
– SICUREZZA ATTIVA
– Virus :
– Esistono e possono far danni solo perchè il filesystem non glielo impedisce.
– Sono essenzialmente programmi eseguibili o script contenuti in pagine web o nelle e-mail nel formato HTML.
– Possono essere eseguiti in 3 modi : 1) direttamente dall’utente che non sa cosa sta facendo o si aspetta un altro programma; 2) quando un disco li contiene nel suo settore d’avvio ed il disco viene usato come disco di avvio (di solito nei floppy); 3) Visualizzando una pagina HTML o una email dello stesso tipo con un programma in cui sono abilitati gli script di tipo Visual Basic Script.
– Prevenzione: Non aprite mai eseguibili di natura dubbia, non utilizzate mai floppy di molto tempo fa (i virus del settore di boot si sono diffusi nei primi anni ’90) e dubitate sempre delle email di sconosciuti. Disattivate (!) il supporto per javascript e soprattutto vbscript nel vostro programma di posta elettronica (Solitamente le impostazioni sono facili da trovare e ,in fondo, RTFM*!). Non aprite mai allegati con estensione js vbs. Neanche i .exe se non vi fidate di chi li manda Non abusate dell’antivirus. Disabilitate le autoprotezioni in tranquillità. Solitamente sono solo uno spreco di memoria ram. Utilizzate l’antivirus come uno strumento, non come un cuscino su cui adagiarvi. Scansite pure i file prima di aprirli ma niente di più. Tenete copie di backup dei dati più importanti. Un masterizzatore è una buona idea. Una partizione non è sempre sicura.
– In caso di “infezione”: NON portate il PC da un tecnico, se tenete ai vostri soldi e dati. Avviate Windows in modalità provvisoria e provate a vedere cosa si può fare con l’antivirus. Se non si avvia, fatevi fare un floppy d’avvio da un amico e scrivete c: [invio] dir [invio] . Se appare una lista simile al contenuto del vostro hard disk forse siete salvi. Provate il comando fdisk /mbr [invio] per correggere i danni creati dai virus del record di avvio. Se non appare niente….. Formattate e chiamatemi che vi installo linux. Se la lista assomiglia al vostro disco ma fdisk /mbr non funziona portate il disco da un amico e mettetelo nel suo pc. Copiate il minimo indispensabile dal vostro disco a quello del vostro amico (dite anche a lui di farsi un backup prima del vostro arrivo). Formattate il vostro disco e chiamatemi che vi installo linux…
Tutto qui? sì ! è quello che farebbe un “tecnico”. Se invece avete 10 euro per ogni byte che avete perso potete rivolgervi a dei simpatici signori che per questa modica cifra con un microscopio magnetico saranno felici di recuperare i vostri dati.
– Utenti maldestri:
Sono imprevedibili e le uniche protezioni possibili posono i lucchetti e le password kilometriche.
– Tempeste magnetiche, bombe, guerre nucleari, catastrofi naturali.
Possonodanneggiare irrimediabilmente i dati nel vostro disco rigido. Se cercate bene in Internet troverete dei case in piombo o acciaio cementato, a seconda delle esigenze.
– SICUREZZA PASSIVA
I metodi esistenti per spiare /rubare i vostri dati sono molti. Molti sono usati dalle forze dell’ordine per le intercettazioni e non sono reperibili dalle ‘persone comuni’ Per pienezza d’infomazione ne includeremo la maggior parte, ma ne approfondiremo solo alcuni.
– Apparecchi a onde elettromagnetiche :
sono dispositivi molto costosi, sperimentali, in grado di spiare il contenuto di un monitor attraverso i muri. Soluzione: Usate monitor a cristalli liquidi o mettete qualcuno di ronda a controllare che non ci sia un furgone nei paraggi con su scritto CIA.
– Telecamere: Quelle piccole costano ancore molto. Guardatevi intorno con molta attenzione e cercate di coprire /spostare il monitor mentre lavorate con dati riservati.
– Keyloggers: sono dispositivi che si installano tra il cavo della tastiera e la presa ps/2 sul pc. Assomigliano a dei fitri toroidali, come quello sul cavo vga. Controllate spesso il cavo della tastiera
– VGA-Monitors Dispositivi che si installano tra l’uscita vga del vostro pc e il cavo del monitor. Trasmettono via radio o via cavo il segnale video analogo a quello sul vostro schermo.
Sono più costosi e difficili da nascondere dei keylogger.
– Spioni Un esempio eclatante è l’hacker Kevin Mitnick, riuscito ad entrare in possesso di informazioni riservate fingendosi un altro, sensibilizzando la comunità sull’importanza dell’ingegneria sociale nella sicurezza informatica. Non siate ansiosi di mostrare il vostro lavoro ai nuovi amici.
– Furti sono il modo più semplice ed efficace per impossessarsi dei dati. Mettete le inferriate alle finestre e criptate i files più delicati.
– Internet I modi a disposizione per spiare un computer via internet sono molteplici. Tutto parte dalla muta installazione sul pc della vittima di un programma server, completamente silenzioso, che permette di accedere da remoto ai dati e alle impostazioni del pc (ad esempio BackOrifice, di CultOfDeadCow). Per evitare di essere attaccati in questo modo quando siete in internet controllate con il menu che appare premendo ctrl+alt+canc che in esecuzione vi siano solo il browser ed i programmi di base di Windows (explorer) altrimenti terminate pure le altre applicazioni della lista. Procuratevi un portscaner, per controllare in ogni momento quali porte sono aperte nel vostro pc.
Per spedire email sicure affidatevi alla crittografia, condividendo le chiavi solo con il vostro destinatario. E’ raro ma possibile che tutto il vostro traffico di rete sia monitorato, pacchetto per pacchetto. E’ per questo che crittare i file può risultare utile. I cookies possono comunicare ai siti che li generano parecchie informazioni, quali il vostro sistema operativo, il vostro nome utente, ma non molto di più. Disattivateli solo se siete paranoici. A volte funzionano nel modo per cui sono stati introdotti: è divertente entrare nel sito di amazon.com trovando nella pagina iniziale informazioni su libri dello stesso autore su cui avete cercato informazioni la volta precedente.

L’ultima parte dell’articolo, volutamente esagerata vuole confermare l’esistenza del pericolo, ma allo stesso tempo vuole tranquillizzare l’utente: Poche piccole precauzioni e una mente aperta sono migliori di un firewall costosissimo.
Il software libero si presta bene per coloro i quali hanno bisogno di un alto livello di sicurezza poichè permettono di tenere sotto controllo ogni aspetto del lavoro, senza dare per scontato nè nascondere nulla: si possono controllare i processi in esecuzione, le porte aperte, gli accessi al disco e al sistema in un modo inimmaginabile per l’ambiente Windows.
Chiedo al lettore di fare un ultimo sforzo per ricordare quest’ultima considerazione: Usare un computer con un sistema operativo chiuso, a parte a tutti i problemi filosofici legati a questo, per la cui trattazione vi rimando all’articolo di Daniele, è essenzialmente un atto di fiducia nei confronti dei programmatori che lo hanno concepito. Chi di voi li conosce?

L’attesa è finita!

di vazzo

Il 22 Maggio finalmente esce in tutti i cinema italiani il secondo episodio della saga di Matrix, dal titolo “the matrix reloaded”. 150 milioni di dollari spesi, 5 kilometri di autostrada costruita appositamente per il film, 2 anni di riprese, il mito si rinnova. Non vi racconterò la trama del film, non vi parlerò dei suoi effetti speciali assolutamente perfetti, ma vi descriverò la sua perfezione. Ebbene sì, dopo aver visto innumerevoli volte il primo episodio, ed un paio il secondo, posso affermare con sicurezza che matrix è perfetto. I registi, i fratelli Wachowski, hanno curato le riprese fino nel minimo particolare, quasi in modo ossessivo. Niente è stato lasciato al caso. Ci sono scene in cui Trinity usa un computer per aver accesso ad un mainframe. Ebbene, se fate attenzione alle schermate che si intravedevano vi accorgerete di una cosa: Trinity usa Linux, una shell bash, nmap v.2.94, e per intrufolarsi nel cherner che le interessa sfrutta un bug del protocollo ssh realmente esistente. Ora, non so voi, ma io non ho mai visto tanta cura per i particolari in nessun altro film. I registi avrebbero potuto tranquillamente far vedere delle schermate inventate, ma non l’hanno fatto. Hanno cercato un paio di tecnici, dei tecnici veramente bravi, ed hanno chiesto consulenza di esperti nel settore.
Sono questi dettagli che lo rendono qualcosa di speciale.
Non è solo un film, è un monito, una visione di futuro possibile, una spiegazione all’esistenza umana. Non a caso alcuni lo considerano una religione.
Ci sono i musulmani, ci sono i cristiani, ci sono gli atei…and u?
I fight against the matrix.

E.t. al giro d’Italia

di purcello setoloso & P.Gianfigliazzi

Carissimi sportivi e non, eccoci qui a Valdobbiadene per la prima tappa del Giro d’Italia 2003 (e per prenderci la più grande balla di prosecco della nostra vita). Con grande sorpresa abbiamo avuto la notizia che quest’anno parteciperà un nostro grandissimo amico, un uomo, macche dico uomo?, un alieno, che ha fatto piangere migliaia di bambini, un oracolo per i cinefili, macche dico cinefili?, cinofili. Insomma, non voglio tenervi col fiato sulle spine, si tratta di E.T. l’extraterrestre. E’ la prima volta nella storia dello sport che un alieno partecipa a un evento come il Giro d’Italia; pare che durante il suo ultimo soggiorno sulla Terra, frequentando Prodi, E.T. abbia scoperto la sua passione per il ciclismo e da allora si alleni sul suo pianeta (in pineta) ed eccolo a difendere i colori della sua gente, indossa infatti una maglietta rigorosamente verde con dietro un “Sole che ride”; sotto la scritta “io c’ho ‘l pollice verde”, che simpatia !, Che humor!, davanti troviamo gli sponsor: Extra Smoke e Ombra di Dubbio, l’ideale per una balla spaziale. Ecco, ce l’abbiamo qui a fianco pronto per un’intervista prima dell’inizio di questo tappone dolomitico.
PS: Perché non ha partecipato prima?
ET. Beh, sa, come si dice dalle mie parti “meglio tardi che mal accompagnati”.
PS: Come mai è l’unico del suo pianeta qui a Valdobbiadene?
ET: Beh, sa, “meglio soli che mai” e poi oggi sul mio pianeta alla TV facevano la maratona di Beautiful, 24 ore no stop di soap, non posso mica pretendere che i miei coplanetari facciano una scelta tra il Giro d’Italia e Beautiful, pure io ero tentato di tirarvi un bidone.
PS: Dunque sul suo pianeta riuscite a prendere Canale 5 e siete appassionati di soap?
ET: Appassionati è dir poco, pensi che non c’è paese o frazione che non abbia almeno una sede del fan club di Ridge. E poi, detto fra noi, lo vede questo fisico? E’ stato proprio Ridge a farmi venire la mania della forma fisica, mi manca solo il mascellone, così ho rapito Galeazzo Costantino, l’ho lobotomizzato (pensare che prima dell’operazione era professore universitario di fisica quantistica a Ca’ Pirami), gli ho rubato il Tesmed e l’ho costretto a diventare il mio personal trainer; solo ora posso definirmi un atleta completo. Ora scusate ma la gara sta per iniziare.
An…de…truà…vviiiiaaaaaaa
Ed eccoli in pista, é il caos totale, gli uni fanno pressa sugli altri, ma un gruppetto di ciclisti riesce a liberarsi dalla ressa, tra questi mi sembra di vedere ET, sta tirando fuori da una tasca qualcosa, è una bandiera della pace, se la lega al collo a mo’ di mantello e unisce pollici e indici della mani a mo’ di figa. Che sensibilità! Che magnanimità! Che gran messaggio! Ma ecco che la mantellina di ET viene afferrata da Cipollini,che la tira verso di se causando un gran patatrak, l’omino verde caccia un urlo (“To mare Eta Beta!”) e nel giro di pochi secondi si sviluppa una catena di incidenti senza fine. Sotto la montagna di feriti notiamo il pollice di ET, è sempre più luminoso, tanto che gli occhi non ne sopportano la vista, miracolo: la gatta che era andata al largo non affoga, il lupo che aveva perso il pelo non muore di freddo, il gallo galleggia, ET si rialza, prende la sua Graziella e continua la sua gara come se nulla fosse successo. Si toglie la maglietta mettendo in mostra il suo fisico palestrato e comincia a fraccare. E’ una scheggia, in pochi minuti è di nuovo tra i primi, litri di sudore grondano dal suo corpo, che assume una strana fluorescenza. Un altro miracolo! Durante il suo passaggio, dall’asfalto e tutt’intorno la natura si rigenera, enormi pini sbucano dalle viscere della terra e si stagliano tronfi verso il cielo, ma per molti ciclisti il prodigio si rivela una tragedia: colti di sorpresa si sfracellano contro i “giganti” del bosco! Intanto eccoci davanti al castello di Thunder-ten-tronckh, ma che succede? Pantani si stacca dal gruppo e ruba l’“erba voglio” dal giardino del re, lo vediamo ritornare in PISTA e continuare a pedalare senza mani; sta rovistando nel marsupio, forse sta cercando un fazzoletto per soffiarsi il naso, no, mi sa proprio di no, estrae un biglietto dell’autobus, che strappa e spiegazza, e appoggia sopra un orecchio, poi una sigaretta, la apre e comincia a far mista con l’erba voglio, beh, credo che abbiate capito…..si sta facendo un signor ceppo! Lo vediamo sfrecciare in scioltezza, senza mani, si avvicina agli altri concorrenti e comincia a vaneggiare, racconta barzellette della serie “Cosa pensa Superman di Wonderwoman?-Donna volante, pericolo costante”, finchè non si avvicina a Cipollini e gli dice “Testa di rapa”. Non l’avesse mai detto, Cipollini gli tira un pugno sullo sterno e …… i funerali di Pantani si svolgeranno domattina alle 10!
Siamo all’ultimo chilometro e abbiamo Cipollini, Van Der Brookn, Van Helsen, Van Piro in testa alla colonna degli atleti. Ma colpo di scena, l’omino verde si alza in volo tra le file degli appassionati. Non so se si possa parlare di doping o cosa, ma queste sono veramente cose dell’altro mondo! Una Graziella prima in classifica non si era mai vista. Non si conta il numero delle pedalate, sono 300 al secondo, ma nooooooo! L’atleta si è schiantato sul cartello dell’arrivo. Che sfortuna! Ma che fa? Si rialza, con il suo dito ambulanza sistema tutto e va a vincere questo tappone dolomitico!
PF: Signor ET, ha qualche dichiarazione da rilasciare?
ET: No grazie. Ora io TELEFONO CASA!

Poesie

di P.Gianfigliazzi

It all became an hassle

P.Gianfigliazzi

Le verità è che mi dispiace.
E non so neanche se resisterò.
Cosa posso farci, è normale, capita,
è così e basta, ma tu te la prenderesti.
Come posso spiegarti, ma lo sai che sto male
Lo sai che vorrei essere con te.
Ci sono volte in cui vorrei dimenticare il mondo
In te, nelle tue braccia
Lasciarmi andare, avvolgere il nulla
E sentirmi così maledettamente protetta e sicura
Così stretta e felice.
Ma forse è colpa mia, perché non ho voglia
di spiegare, di parlare di piangere,
vorrei solo che tu mi tenessi
ed è tutto quello che chiedo.
Ma cosa c’è che non va in me, e adesso
è ancora peggio?
Non ho trovato quello che cercavo oggi
e sono così consapevole che la rabbia verso il resto
si stempera nell’ansia.
Magari ho sbagliato io, è così solo per me?

To the end of…

un amico del signore dei morti

A te che viaggi attraverso la notte
tra fumi di incenso, e sogni e realtà

A te che provi simpatia per il Lucifero della situazione
e con lui ricordi che “Long is the way, and hard…”

A te che ascolti il violinista Fiddler Jones e il signor Mojo Risin
anche se se ne sono andati da un pezzo..

A te, comandante di una nave di carta
in un mare di inchiostro e vino

A te, mia giovane amica che scavi tra i morti
(come i grandi fecero a suo tempo…), a te

vorrei dire grazie, con questo malriuscito
tentativo di poesia.

Die, die my darling

P.Gianfigliazzi

Cercando di trovare la via fuori di qui,
tra le immense foglie viola del mare
ricordando il suo odore, la via verso la sua casa.
E tentando di non essere impaziente del suo arrivo,
a volte penso che tutto questo sia perfetto,
ma tu sei tutto ciò che non ho mai cercato,
tu non lo sai, tu non conosci le me idee,
e come io sia convinta che
il troppo bello non esiste.
E adesso, che vedo il presente come un sogno,
e nessuna fine in vista
mi accorgo che non lo sei mai stato.
Forse questo dimostra che ho ragione, o che sono pazza.
Ma le coincidenze non esistono.
So che sarai con me fino a quando
Ti sentirò esistere, e sentirò esistere in te
la mai anima.
Forse dovevo farmi trovare,
e trovare ciò che è perfetto nella sua imperfezione
ciò che ha i limiti dell’umano
e le debolezze del mio spirito.
Forse questo doveva succedere dopo aver capito
Che non c’è costrizione né può esserci ricerca.
Perché più ci ripenso e più vedo che le cose
sembrano solo un cerchio infinito.
Mi ero messa in pace,
fuggendo al nirvana che pensavo impossibile.
Non ti avevo mai visto né considerato,
ma c’eri, nella mia anima
nei miei pensieri, sapevo che appartenevi al mio futuro.
E dopo averti preso la mano
Come mi sono abbandonata.
Non ho pensato che non potesse esistere,
così esiste ed è fantastico

Mail

di Pietro Gianfigliazzi

Ce l’hai fatta, amico lettore.
Porca troia ce l’hai fatta.
Nessuno ha scritto al povero Pietro Gianfigliazzi in tutti questi mesi e questa pallottola la dedico a te.

Ho una rara malattia e ho bisogno, un terribile bisogno di mangiare fogli, altrimenti l’eruzioni cutanee aumentano e rischio la paralisi muscolare. Col tempo ho capito che ogni inchiostro ha un sapore diverso e che l’inchiostro di scrive con il cuore, avendo il coraggio di metter da parte ciò che sa per un po’ di sana creatività, è squisito.

Avevi paura di perdere la faccia, amico lettore, o avevi troppo da fare?

Stai ammuffendo, caro mio. Non ti fai prendere da niente, vivi nella tua bolla di tranquilla indifferenza, parlando di cose lontane senza vedere tutto quello che puoi fare vicino a te. Sei un morto che cammina, non c’è niente che ti fa stare ad occhi aperti nel cuore della notte e sai, si muore quando si smette di sognare. E non sei malato, non hai la mia scusa. Puoi essere chi vuoi, puoi cambiare le cose, e tu decidi di nasconderti nel gregge.

Questa pallottola, insieme agli ultimi due fogli succulenti che mi sono rimasti, è per te.